CHIAMACI

039 661 2112

06

apr

2020

AVPS - Aggiornamento del 06.04.2020

Ora siamo operativi anche sul piccolo mezzo acquistato grazie alle vostre donazioni!!!

È costato 32.000,00 di cui 20.000,00 donate dalle Farmacie Comunali. Il mezzo consente il trasporto di pazienti che non abbiano necessità di essere barellati ed assicura la massima protezione essendo dotato di pareti interne in plexiglass che dividono il paziente, sia dal guidatore che dall’accompagnatore, oltre che di finestrini oscurati. Inoltre, a differenza delle ambulanze, può essere guidato anche da un “semplice” volontario. Attendiamo a breve anche la nuova ambulanza, anch'essa acquistata grazie alle vostre donazioni.

Ancora un "GRAZIE" per quello che avete fatto per noi fino ad ora. Ci avete consentito di aiutare davvero moltissime persone! Continuate per favore a far girare il nostro messaggio, perché non sappiamo purtroppo quando finirà questa emergenza.
Mi raccomando anche oggi: RIMANETE A CASA!

Ciao
Il Presidente AVPS
Elio Brambati

 

Testimonianza 

La terza attivazione del turno, la terza telefonata della CO, le parole ormai le conosco: "attivare protocollo COVID". Adrenalina che pervade ogni punto del mio corpo.
Pronti? Mi vesto con tutto ciò che serve per avere la massima protezione. Occhiali immediatamente appannati, sotto i miei occhiali da vista anch’essi appannati, cerco un angolino che mi permetta di vedere dove sto andando. Scendo dall’ambulanza con radio, telefono, ossigeno e l’attrezzatura necessaria per proteggere il paziente e per potergli misurare tutti i parametri vitali. Tutto questo in sole due mani (oltretutto neanche molto grandi).

 

Come un astronauta mi dirigo goffamente verso la casa del paziente. Ad attendermi il figlio. La cosa meno naturale da fare e più difficile da chiedere è fare stare i famigliari lontano da me e dal paziente. Salgo le scale della villa ed entro nel salotto. Sono tranquilla e carica di energia positiva. Il paziente è seduto su una comodissima poltrona e ha un portatile appoggiato sulle sue ginocchia. 80 anni superati da un po', estremamente gentile. Evidente agitazione, tremori. Faccio indossare la mascherina ed inizio a misurare i parametri. Racconto a voce piuttosto alta ma molto traquilla passo per passo cosa sto facendo. Faccio alcune domande al paziente e cerco di tranquillizzarlo mantenendo il più possibile un tono “sorridente”. Si legge lo smarrimento nei suoi occhi. Lo aiuto ad alzare il maglione fino all’avanbraccio per misurare pressione. Si lascia guidare e “coccolare” dalle mie parole. Cerca rassicurazione nel mio sguardo. Ed io non lo mollo con parole sguardi neanche per un secondo. I familiari molto rispettosi e discreti rimangono in un’altra stanza e mi aiutano ad inquadrare meglio la situazione.

 

Ci prepariamo per affrontare pochi scalini e avvicinarci all’ambulanza. Impresa non semplice dato che con una mano porto ossigeno, telefono, radiolina, attrezzatura per parametri e dall’altra, ho il compito di essere un punto d'appoggio valido per aiutare il paziente a scendere le scale. Secondi interminabili in cui sudo, naso che cola, occhiali appannati, vedo parzialmente e solo da qualche angolino ma neanche per un secondo smetto di parlare al paziente, cerco di guidarlo e tranquillizzarlo con le mie parole. Da lontano il figlio che con le sue parole cerca anche lui di trasmettere positività al padre.

 

Siamo finalmente in ambulanza, il paziente si gira verso di me e con uno sguardo di una dolcezza disarmante mi dice "siete degli angeli" e poco dopo continua "mi dispiace tanto aver disturbato e averti fatto fare tutta questa fatica". E in quel momento mille pensieri mi sono passati per la testa. Avrei voluto abbracciarlo forte forte. Avrei voluto dirgli “andrà tutto bene” ma l’emozione è stata talmente forte che quasi banalmente ho risposto "non lo dica neanche per scherzo, questo è il nostro mestiere, siamo qui per dare una mano e sono sicura che presto starà meglio”. E la verità è che quelle parole le senti veramente nel tuo cuore. Sguardi e parole che resteranno indelebili nel mio cuore.

Una Volontaria AVPS
Simona

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