CHIAMACI

039 661 2112

03

apr

2020

AVPS - Aggiornamento del 03.04.2020

Ad oggi sul nostro territorio la situazione è molto altalenante, NON DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE ANCORA ABBASSARE LA GUARDIA! In questi giorni stiamo rifornendo del necessario materiale di protezione, di saturimetri e termometri ad infrarossi i medici di base, oltre che di tute, camici e mascherine anche alcune Rsa del territorio ed altri operatori sanitari e di pubblica sicurezza.

Ieri abbiamo coordinato il montaggio di altre 4 tende - PMA Posto Medico Avanzato - (eseguito dalla protezione civile di Vimercate con l'aiuto di Carate, Burago ed Agrate) posizionate davanti al pronto soccorso dell’ospedale di Vimercate: sono state collocate poltrone e posti letto aggiuntivi nel caso servissero.

Il nostro personale AVPS continua a gestire h. 24 – 7 giorni su 7, l’affluenza degli utenti presso queste tende ed aiuta gli operatori ospedalieri nella valutazione di Triage.
Ringrazio tutti i privati, le associazioni, i gruppi, i comuni ed anche le aziende che continuano a sostenerci (ricordo che la donazione è fiscalmente deducibile) perché purtroppo l’emergenza continua.

 

Oggi vi mando una testimonianza diversa dalle precedenti: quella di Cristiano (ex volontario Avps) ora operatore al n.118, una di quelle persone che rispondono quando si ha bisogno di aiuto.

Cari saluti

Il Presidente AVPS
Elio Brambati

 

Testimonianza di un Operatore 118 di Milano

Finisco il turno e ho sentito troppe persone piangere al telefono perché hanno paura di morire per questo dannato virus. Lo hanno capito loro come l’ho capito io quando mi dicono: “Ho paura non respiro… aiutatemi”. Io devo andare avanti, devo far finta che nulla mi tocchi, nulla mi faccia male, nulla resti dentro di me, perché devo rispondere alla chiamata successiva e poi un’altra e un’altra e un’altra ancora e a fine turno sono circa 80 le richieste di soccorso che ho gestito.
Sono settimane che finisco di lavorare e penso a quanta gente ancora dovrò sentire piangere. A quanta gente ancora mi chiederà cosa fare perché un loro familiare sta morendo a casa. “Lei non può andare in Ospedale, è troppo pericoloso”. La mia risposta, ahimè in questi giorni. Credete finisca qui? No, non c’è solo questo. Devo aggiungere le chiamate verso i soccorritori.

 

L’inizio della chiamata è sempre lo stesso: “PROTOCOLLO COVID DOVETE INDOSSARE DPI DEDICATI 1 o 2". Dall’altra parte sento sulla mia pelle il loro sconforto, la loro paura. Potersi contagiare o contagiare i loro cari non è scontato. Questo continuo indossare tute dove l’aria non passa nel corpo, gli occhiali in plastica da cui spesso non vedi bene, le mascherine che non fanno respirare. Forse il virus non passa attraverso le mascherine, ma nemmeno i pensieri negativi, che sembrano rimanere all’interno di questo dannato scafandro e ti devi isolare dal mondo esterno, dove si suda come essere al mare ad agosto. Loro, questi grandi ragazzi/e fanno finta di nulla, ma darebbero l’anima per essere chiusi in casa al sicuro, nella loro routine. Purtroppo non possono fare altrimenti, devono con queste tute mettere più distacco tra loro ed il paziente.

Il paziente ha paura e vorrebbe un contatto, un sorriso, un volto che dia sicurezza, si perché di COVID si muore (lo dico a te che ancora non hai capito che devi stare a casa). Purtroppo il paziente ha davanti a se soccorritori con un'umanità infinita, ma che da quello scafandro spesso non traspare. Si sente pertanto ancora più solo ed impaurito per ciò che sta accadendo, che sta vivendo. La domanda che mi fanno tutti, sia gli utenti ogni volta che mi chiamano, sia i soccorritori è sempre la stessa: “Ma quando finirà tutto questo?” E io non so cosa rispondere e mi rinchiudo in un mutismo che sa di sconfitta, sa di insicurezza sa soprattutto di paura.

 

Poi arrivo a fine turno, vado a cambiarmi, tolgo la divisa della centrale operativa, mi dirigo verso l’uscita, incontro i colleghi che arrivano e mi chiedono com’è andato il turno. Ed io rispondo con un sorriso perché è l’immagine che più mi piace trasmettere, quello che ride, quello a cui tutto scivola via, ma forse è solo la fotografia che mi hanno sempre scattano gli altri, in pose e prospettive che mi sono completamente sconosciute perché non gli hai mai dato troppa importanza. Poi in macchina, mentre vado verso casa, devo riemergere e imparare nuovamente a respirare con calma cercando un minimo di serenità. Perdere le squame e riformare nuova pelle per il prossimo turno. Avrei bisogno di uscire dall’acqua di una doccia e sentirmi il vento in faccia, che si infrange contro ogni immagine di me spezzata, ma non puoi perché devi cercare di salvaguardarti, per te, per i tuoi cari per il lavoro che fai e per i ragazzi che ci sono la fuori in divisa arancione. E allora me ne sto a casa, mi metto nel letto, chiudo gli occhi provando a dormire, invece passo le ore a pensare prima di addormentarti davvero.

A domani.
Nuovo turno.


Operatore 118 (Ex Volontario AVPS)
Cristiano

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